Sergio Covelli
Sergio Covelli





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Senza padre e madre, né rimorsi Zero resto Sai che botta fa un TIR quando cappotta



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Classificazione:
romanzo psicologico/avventura/ironico/thriller (?)


Versione cartacea:
pubblicato da Edizioni Croce a Marzo 2008
Codice ISBN 978-88-89337-79-0



Versione eBook:
pubblicato da Pecorenerecords a Gennaio 2010
Codice ISBN 978-88-63690-29-3






Anteprima:
Dall'inizio fino alla fine del I capitolo
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Presentazioni:
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RIASSUNTO:

Salvatore Corbello, un giovane psicolabile di Catanzaro, ricostruisce i suoi ultimi quattro anni nel mondo dei sani di mente attraverso l’estenuante ricerca della verità scritta in uno stile bulimico, irruento, allucinato, ma sempre ironico e divertito.
Anni in cui smette di assumere psicofarmaci e rovina per sempre il rapporto che ha con la propria famiglia, tanto da sceglierne un’altra composta dai suoi migliori amici (Papà, Mamma e Zio; lui, Salvatore, è Figlio).
I quattro, fragili creature vittime di un contesto arretrato, difficile e indifferente, formano una banda irriverente e autarchica, fanno del loro legame l’unica ragione di vita e consumano il loro tempo mettendo in atto una serie di folli goliardate.
Ma il passaggio dalla minore alla maggiore età non sarà facile per Salvatore, alle prese con il Sud, quello delle dure periferie, con il rendersi conto di quanto l’amore sia smisuratamente più devastante dell’amicizia e con la sua solitaria battaglia contro la teoria psichiatrica della pazzia....



COMMENTO:

"4
Il 4 era il tuo numero preferito
I Fantastici Quattro erano 4
Le marce della Fiat 128 erano 4
I membri della Famiglia erano 4
Adesso preferisci il 2
Ma poiché manca l'altra metà
Ti va bene anche l'1
Non puoi che restare solo
Come un 1 disperato al quadrato o al cubo
O anche alla quarta
Dove vuoi che vada?"



ESTRATTO:

...captai limpidamente la sensazione di un possente morso che mi divise in due l'addome dilaniandomi le costole, tutti gli organi vitali interni e la spina dorsale, ma fortunatamente io nuotavo, nuotavo e continuavo a nuotare con i soli arti superiori e non avevo nessuna intenzione di smettere, non ce l'avrebbe fatta mai e poi mai quel maledetto pescione cresciuto troppo a far fallire la missione; infine, con un ultimo morso mi mangiò anche il resto del torace comprese le braccia lasciandomi solo la testa, a questo punto non avevo altra scelta, avrei dovuto continuare a nuotare con la lingua e le orecchie, ma io non mi persi d'animo neanche questa volta e così feci sbattendo anche le palpebre, fino a che, ancora in preda al terrore da squalo che produceva simili terribili visioni nel cinema horror che era diventato il mio cervello impaurito, non mi ritrovai a battere con le mani sulla sabbia pervasa d'acqua dalle onde: ero arrivato direttamente sul bagnasciuga nuotando e avrei continuato a sguazzare a più non posso anche sulla spiaggia se non fosse che, finalmente e fortunatamente, capii.
  "Cazzo, sono sulla terra ferma! Sono vivo! E' fatta!".